7.Plagio

Ben risintonizzati sulle magiche spiagge di Brobdingnag, qui è sempre Winston che vi aggiorna spasmodicamente ogni due giorni circa con piccole riflessioni inutili.
Prima del prossimo restauro-post vorrei riproporre il tema 1984 del primo articolo pubblicato per affrontare un argomento su cui riflettevo proprio oggi mentre mi trovavo in una situazione alquanto insolita. Aspettavo una persona in un luogo serio (perdonate l’aggettivo, non me ne vengono di adeguati), ero decisamente imbarazzato e avrei voluto solo che quella persona tornasse per salutarla e andarmene. Di fronte a me una telecamera, sulla destra uno schermo diviso in quattro, io ero in basso a sinistra e gli altri tre quarti mostravano altre parti dello stesso luogo. Un qualcosa che non provo neanche a nominare mi ha spinto a sentirmi osservatore, contemporaneamente mi sono sentito osservato… se mi è concesso un paragone con Lost, mi sono sentito nella stazione Perla del progetto Dharma, o meglio Osservatore che viene Osservato nel modo in cui compie il suo lavoro di Osservatore. Il tutto per dire che per una strana ragione mi sono sentito intimorito da quello strumento, ho avuto paura del fatto che gli altri si comportassero normalmente e ho mi sono trovato a dover fingere alla telecamera che tutto andasse bene, quasi fossi colpevole di qualcosa. La faccenda si è quindi evoluta, e nel lasciare la postazione in cui attendevo la persona per lasciare entrare chi li ci lavorava, ho continuato la mia attesa di fronte a un’altra telecamera, quella del quadrante in alto a destra. Di fatto ero appena fuori la porta della stanza precedente, e potevo sentire la persona appena entrata parlare a telefono tranquillamente, ma la sensazione provata prima è aumentata e basta.

Adesso molte persone semplificheranno il tutto considerandomi una persona che si fa tanti problemi per niente, ma io non farò così e ripeterò l’azione di sdoppiamento proposta qualche articolo fa e mi considererò una persona esterna… perché di fatto adesso mi trovo in una situazione differente ed è come se non fossi più la stessa persona.

Perché le telecamere mi hanno fatto quell’effetto?

Perché ho osservato e mi sono posto domande. Se si riflette, le due azioni appena nominate sono le due azioni che hanno portato l’australopiteco all’homo sapiens sapiens, se oggi l’uomo evita queste azioni, l’involuzione è semplicemente un’altra conseguenza.

Perché c’è la necessità di avere un ambiente video-controllato? I motivi di questa tutela perché esistono? Chi ha istallato quelle telecamere? Per conto di chi? Come posso sapere che in effetti sono collegate soltanto allo schermo che ho potuto vedere?

Basta un particolare del genere per generare un vortice di domande, basta notare di essere uno dei pochi a porsi questo tipo di domande per considerare Orwell un profeta (e contemporaneamente generare altre domande ancora).

E giusto perché ormai siamo in tema, eccovi altre domande, magari poi verrà la volta di qualche  risposta, ma non è questa la serata adatta.

Quando si parla di sarcasmo
Quando si parla di sarcasmo

19 giugno 2012

Vi è mai capitato di venir derubati di un’idea che possa essere un pensiero, una storia, un disegno e quanto altro?

Si, insomma, magari immagini una situazione inverosimile ma interessante, che potrebbe far venire alla luce una bella storia, e poi qualcuno prende la tua idea e la sviluppa come sua.

Quello che mi è accaduto, e che mi continua ad accadere a ripetizione, è un po’ diverso, anche se il concetto è lo stesso: la persona che copia le mie idee è morto prima che io nascessi!

C’è stato un periodo in cui ho cambiato completamente forma di scrittura: sono passato dallo scrivere sceneggiature di fumetti e romanzi fantastici allo scrivere per il teatro.

Io, che di teatro non me ne intendevo per niente, ho veramente sfidato me stesso per poter creare qualcosa che non fosse influenzata in alcun modo da niente che io avessi letto, perché che lo si voglia ammettere o meno, ciò che si legge influenza il modo di scrivere.

Dunque iniziai la mia carriera di scrittore per il teatro:

prima opera (nel senso letterale, e cioè lavoro compiuto, ci tengo a precisare che non mi sento uno scrittore completo, per cui considero i miei lavori un modo per crescere), un riadattamento di una favola in chiave moderna, scelta abbastanza comune e prevedibile, inoltre era un musical, e le musiche non erano mie. Ormai credo di aver superato quel “me” di allora;

seconda opera, la narrazione ha assunto un piano completamente personale, risulta completamente rivoluzionaria e originale (caspita, non mi sarei mai aspettato da me simili complimenti), la lettura è piacevolissima e offre tantissimi spunti di riflessione…

terza opera, è rimasta nella mia mente a lungo, mi apparivano immagini confuse, ma che trovavo davvero geniali, ormai ero convinto che un’idea del genere mi avrebbe portato a qualcosa.

Lezione di italiano, qualche tempo fa, doccia ghiacciata: rispunta un vecchio amico.

Perché un vecchio amico? Lo spiegherò davvero rapidamente: durante la mia adolescenza c’è stato un periodo terribile in cui sentivo che vivevo la mia vita come dall’alto (gli effetti della Ketamina provati senza che sapessi neanche cosa essa fosse), dall’esterno. Mi resi conto con dolore che la mia vita era finzione, e che io non riuscivo a capire chi ero. Ricordo che ripresi a scrivere dopo un lungo silenzio, e inventai una teoria, mi piacque chiamarla la “teoria delle maschere”. Contento di aver elaborato un’idea che non era facile sentire in giro, cominciai a metterla fuori ogni volta che se ne presentava l’occasione, e la risposta era assai antipatica: un passivo “ah, si, Pirandello…”.

Come dicevo prima, ecco che rispunta a distanza di anni il vecchio amico, anche questa volta si trattava di un concetto preciso, sul teatro appunto.

Con la “terza opera” ho voluto come superare il maestro, e probabilmente in termini di metateatro ci sono anche riuscito.

Ovviamente non è mia intenzione paragonarmi all’autore, ma si tratta di un concetto, anche ridicolo probabilmente, che ho elaborato: ho immaginato di esserne la reincarnazione. Adesso non voglio aprire ulteriori discorsi su questa conclusione dettatami da una disperata incazzatura, ci tenevo solo a sottolineare che quando mi metto in competizione con Pirandello – che in questo momento fa da stendardo a tutti gli altri autori che hanno copiato le mie idee prima che io le avessi – in realtà lo faccio con quella parte di me stesso che pensa come quella persona.

Nota di carattere diaristico: l’ispirazione al post è venuta fuori dallo studio notturno dell’Autore effettuato oggi. Dal momento che ho iniziato a mettere mano sui libri appena due giorni prima della maturità lascio quindi immaginare come la mia mente sia così stressata da non separare le cose da scrivere da quelle che sarebbe meglio tenere per sè…

 

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