12.Sulle tracce di Esopo

Non sono un vignettista, né tantomeno credo che lo diventerò… chi però ha letto qualcosa di me su Mikipedia -so che non l’avete fatto- saprà che un tempo ero un’aspirante fumettista, o qualcosa del genere. Tuttavia ogni tanto mi piace divertirmi con ferri del mestiere che non sono i miei, e per esempio con la tavoletta grafica tra le mani è saltata fuori questa vignetta… Credo che se l’avessi letta senza esserne l’autore mi avrebbe fatto ridere, quindi ve la propongo poi vedete voi.

1984

Nel post restaurato invece si parlerà di una storiella che salta fuori da un film di Sergio Leone (allora non lo sapevo) che credo farà sorridere chi non l’ha mai ascoltata. Poi se non sono riuscito a farvi ridere con la vignetta e non ci riuscirò con il ri-post, beh in quel caso il problema potrebbe essere vostro.

18 luglio 2012

Inutile sarebbe descrivere le circostanze in cui è venuta fuori la storiella che sto per raccontarvi, semplicemente mi andava di riportarla perché trovo sia davvero significativa.

Non ne conosco le origini, il carissimo amico che l’ha raccontata non ha fatto nessuna premessa, però aveva un bel sapore, come quelle favole antiche, per cui premetto che non so se è una fonte popolare o se si tratta di un brano tratto da un opera famosa che non conosco.

Potrebbe trattarsi di una favola, perché presenta una morale, anzi ne presenta due, in ogni caso staccherò il testo dall’insegnamento, poiché così ha fatto lui nel raccontarla.

Un uccellino cade dal suo nido; è per terra, privo di forze e non sa volare. Piange e sbraita come un poppante, il suo grido di disperazione giunge lontano.

Una mucca brucava là intorno, stanca del forte sole di quella mattina decide di rinfrescarsi sotto l’ombra del grosso albero dal quale era caduto l’uccellino, che ancora urlava e piangeva.

Il cambio di temperatura rilassa la mucca, e dal suo quarto stomaco parte un forte stimolo.

Il movimento porta il cibo digerito all’estremità posteriore, e il maleodorante risultato finale del suo pasto di qualche ora prima si riversa per intero sul povero uccellino che la mucca con noncuranza non aveva neanche notato.

A quel punto l’uccellino comincia a gridare ancora più forte, e il suo pianto diventa davvero insopportabile, anche per la mucca distratta che preferisce tornare a brucare al sole piuttosto che ascoltare quello straziante lamento.

Mentre piangeva in quella melma disgustosa, qualcosa afferrò l’esserino urlante e lo estrasse per intero.

Il piccolo uccellino ebbe appena il tempo di pulirsi gli occhietti dalle lacrime che nel suo sguardo si delineò il riflesso di una faina, che con i denti appuntiti e occhi maligni, ingoiò l’uccellino in un battibaleno.

 La storia, come dicevo, presenta due morali:

  • la prima è che quando sei nella merda, ti può andare anche peggio, ed è inutile piangere, ed è la più facile.
  • la seconda invece dice non sempre chi ti mette nella merda lo fa per danneggiarti, e non sempre chi te ne caccia lo fa per aiutarti.

Non so voi cosa  ne pensiate, ma io l’ho trovata meravigliosa!

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