20. I sistemi scolastici

Carissimi, Brobdingnag mi è intorno maestosa e immensa… La mia voce somiglia a un lamento stridulo simile a quello di una frenata, ma un titanico ardore mi spinge ad andare avanti. Non da molto mi muovo su queste spiagge, ma almeno posso camminare; fino a qualche mese fa ero a Mikiput legato per terra… Sempre qualche mese fa, in quell’isola abitata da tanti esserini minuscoli, scrissi queste riflessioni. Mi capita spesso di rileggere vecchi scritti e trovarmi di fronte un altro me, come per altri argomenti anche quello che tratterò in questo articolo ha per me un importante significato, e nei mesi che sono trascorsi da quando lo scrissi, l’idea è cambiata. Vi propongo oggi questo ri-post, poi continuerò il discorso più avanti.

2 ottobre 2012

Tornare da un mese di lavoro a casa, con la voglia di scrivere qualcosa da pubblicare e la mancanza totale di idee: un incubo che stava trasformandosi in realtà. Per fortuna esistono i viaggi, quelli lunghi durante i quali si discute e durante i quali i soliti discorsi si trasformano in qualcosa in più.

L’argomento che mi interessava introdurre per poi poter riprendere in un secondo momento è quello del sistema scolastico, con la premessa che l’esperienza riportata sarà la mia personale.

I giornali ultimamente hanno pubblicato tra le loro pagine le più svariate truffe della classe politica di ogni loco. La soluzione è semplice per chiunque, o meglio la risposta a tutto questo: rassegnazione, (“è uno schifo e così lo sarà sempre”). (“I politici sono tutti dei ladri, tolto uno di mezzo ne arriva un altro, ma alla fine fanno tutti i loro porci comodi!”).

Ecco che dopo i luoghi comuni emerge la verità del saggio, che è capace di separare il cosmo dal caos. No, non mi voglio assumere questa responsabilità, perché comunque non è possibile smentire questi sfoghi che a furia di passare di bocca in bocca sono diventati ormai voce unanime del popolo.

Ciò che posso dire è questo: “e allora va bene così?”. (“eccolo, prima dice che non ci sono possibilità poi subito si prepara a mostrare i suoi discorsi rivoluzionari! ma vai a lavorare!”) “veramente ci sono un po’ di problemi a trovare lavoro in questo periodo, mi piacerebbe davvero trovar…” schivo il pomodoro gettatomi contro e vado oltre questa gente che è ormai pervasa dal pessimismo.

Non è detto che essere ottimisti significhi essere stupidi, e poi io non sono neanche ottimista.

Soltanto mi viene da pensare che qualcosa in un modo o nell’altro va fatto per poter migliorare anche di un minimo qualcosa.

Il primo passo è far corrispondere a queste parole dei fatti, (quali parole? non fai che fare discorsi vuoti!) “a parte che ti avevo escluso poche righe sopra, poi parlavo di far si che non ci sia il bisogno di affidare a qualcun altro un cambiamento: agendo personalmente non si corre il rischio di venire delusi, bisogna capire che ogni piccolo granello di sabbia compone il deserto, e anche quello che può essere un piccolo contributo è un elemento positivo di questo oceano dorato”.

Questo post continua a farmi scindere in due, appena scrivo qualcosa alla dottor Jeckyll emerge Mr Hide per equilibrare.

In effetti sarebbe da presuntuosi permettersi un simile discorso, tenendo presente soprattutto che si tratta di una piccola voce che parla di un sistema nel quale è inserita anche male.

Però un piccolo messaggio voglio lasciarlo lo stesso, e si tratta della scuola: per quanto riguarda ciò che mi circonda, chi non frequenta il liceo (quello vero), è sottomesso a una realtà che lo rende debole, in quanto incapace di badare a se stesso, e il ragazzo entra in quell’agglomerato di gente tenuta insieme dal pensiero proposto dalla tv (e tutta la comunicazione a seguito). Chi invece frequenta il liceo, ha l’illusione di poter uscire da questo sistema, o quanto meno dispone di armi un po’ migliori per difendersi dall’incursione esterna provenienti da tutti i mezzi spacca-cervello che identifico nuovamente con il bisillabo tv. In ogni caso c’è chi entra in guerra con stuzzicadenti, chi con arco e frecce, ma il nemico ha fucili e simili, si è spacciati in ogni caso.

Ciò che credo sia giusto criticare è il modo in cui l’educazione civica sia sottovalutata e sminuita, come se fosse normale che l’individuo debba studiarsi da solo come è strutturato il proprio paese. Se l’istruzione è obbligatoria fino a una certa età, se dopo i diciott’anni i giovani possono dare il proprio voto per qualcuno, non è possibile che l’istruzione non abbia fornito un aiuto al ragazzo che si affaccia al mondo. Sono convinto che con la democrazia l’istruzione obbligatoria è un qualcosa di indispensabile, poiché ogni votante ha la stessa valenza nelle elezioni. Ma dovrebbe esserci di conseguenza un’istruzione che aiuti tutto questo.

Dov’è il problema?

In effetti sembra non esserci, dopotutto il libro di educazione civica è nell’elenco dei libri di ogni classe (come quello di religione ed educazione fisica per intenderci), e i professori, generalmente di lettere, sono obbligati a tenere delle lezioni sulla materia (in pratica sono obbligati a scrivere sul proprio registro “lezione di educazione civica” ogni qualvolta un dibattito introdotto da uno studente furbo evita la lezione).

Ripeto che la mia non è una realtà assoluta, ma l’osservazione e l’esposizione dell’esperienza personale e di chi mi è attorno.

Dunque un alunno non dovrà svolgere compiti in classe, interrogazioni o simili su come funziona lo stato, e non è tenuto a conoscere più che bene la costituzione sulla quale si fonda il suo paese.

Senza parlare del fatto che esiste un divieto di fare politica a scuola, quando per parlare di storia, filosofia e letteratura non si può fare altrimenti (senza andare ad analizzare quello che poi è il significato reale della parola “politica” che rende il divieto un qualcosa di ancora più stupido).

Ci si lamenta degli sprechi pubblici, e c’è chi si lamenta di quello che le scuole succhiano allo stato per istruire degli asini che ogni anno pare superino i record di ignoranza di quello precedente. Si lamentano dunque e danno ragione a chi sulla scuola fa dei tagli, perché “l’istruzione non è di tutti!!”.

Se invece di chiudersi a riccio davanti a simili questioni, si analizzasse bene la questione, ci si renderebbe conto che non è l’ora in più o in meno di una o di un’altra materia. Ciò che bisogna preservare, è ciò che esce      dalle scuole, e la scuola deve sostituire la famiglia e indirizzare l’individuo a ciò che c’è fuori nello stesso modo in cui un padre modello deve stabilire le relazioni con l’esterno del proprio figlio.

Questo era un consiglio ingenuo fatto da chi ha visto e provato sulla propria pelle determinate situazioni, e che ha dovuto ricorrere a mezzi propri per tappare la falla. Era inoltre un consiglio per poter vivere meglio in questo sistema, ma resta ugualmente un sistema balordo e non condiviso.

Il discorso è in ogni caso serio, perché una gioventù malata, un domani diventerà il popolo, la massa; e visto che siamo in picchiata, e che a quanto pare non c’è limite al peggio, è necessario trovare il modo per planare almeno, e poi riprendersi da questa discesa verticale verso il basso.

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