33. Tolkien e gli hobbit

Salve e benvenuti ancora una volta a Brobdingnag, l’isola abitata da giganti dove io, Winston, e il mio fedele compagno Venerdì, viviamo ormai da un po’… Saremmo molto lieti se vi intratteneste per cena: siamo appena tornati da una caccia fortunata e tra poco il fuoco diverrà brace per il cinghiale… Vi piace il cinghiale vero? Se accetti l’invito continua a leggere!

Prendi un po’ di pane abbrustolito… dunque *crunch* vorrei parlare di un argomento che mi appassiona da un’era: il mondo creato da John Ronald Reuel Tolkien

Fin da bambino sono sempre stato pericolosamente attratto dai mondi fantastici: come potrete leggere in Mikipedia, i cartoni della Walt Disney hanno accompagnato la mia infanzia, mentre i sette libri di Harry Potter hanno aiutato il salto verso l’adolescenza eccetera eccetera… assaggia questo vino! Non fare complimenti, Venerdì lo ha fatto con le sue mani!

Comunque, tutto questo per dire che la fantasia è sempre stato un genere verso il quale non ero capace di difendermi: mi coglieva sempre alla sprovvista e mi invadeva completamente.

Avevo poco più di nove anni quando per un caso fortuito recuperai le VHS dei primi due film della trilogia cinematografica di Peter Jackson, e mi appassionai alla saga.

Da allora cominciò un inseguimento folle che ancora oggi continua tra me e la mente del professore di Oxford che creò un mondo con le sue ere, i suoi miti, le sue leggende, le sue razze, i suoi luoghi… assaggia questi carciofini sott’olio!

Cerco di raggiungerlo, ma più credo di avvicinarmi, più scopro nuove altre pagine che mi separano dall’obiettivo.

Il Winston di oggi non è più un amante del genere fantasy, ma considerare l’universo Tolkeniano parte di questa narrativa è secondo me un grande errore: quando Tolkien delineò l’universo di Arda, l’obiettivo che si prepose fu quello di dare all’Inghilterra il suo poema cavalleresco. Ci immergiamo nell’epica, e di tale materia è intriso ogni suo lavoro: ogni ispirazione proviene dalle mitologie nordiche e dallo studio della Bibbia.

La sua opera potrebbe essere considerata un’allegoria sotto molti punti di vista, ma Tolkien odiava che si facessero questi discorsi perché per lui era tutto così vero e chiaro che non andava confuso con il mondo reale poiché non ce n’era bisogno.

Qualche tempo fa – mentre ancora ero su Mikiput – lessi nuovamente Il signore degli anelli, successivamente vidi al cinema il nuovo film della nuova trilogia ispirata alla serie e infine lessi lo hobbit. Nel mezzo di queste attività scrissi questo post:

28 dicembre 2012

[…]

Visto l’enorme successo in casa mia del nuovo capolavoro di Peter Jackson pensavo di fare una piccola chiacchierata sull’universo tolkeniano.

Premettendo che non sono un esperto dell’autore, e lo Hobbit lo devo ancora leggere mentre Il signore degli anelli lo sto leggendo per la seconda volta, ma la prima diciamo che conta poco visto che avevo appena dieci anni quando l’ho letto, procediamo con la chiacchierata.

Cosa dire del film che è ancora in sala oltre a tutto quello che è stato già detto? In effetti è stato chiarito il fatto che il dividere un libro tanto piccolo in tre film non è una trovata commerciale poiché il regista attinge molto dalle appendici de Il Signore degli Anelli e dai dodici volumi di storia della terra di mezzo, e se la cosa non vi convince me ne farò una ragione, ma personalmente credo che oltre a questi tre prossimi film sarà difficile rivedere la terra di mezzo nella pellicola, quindi mi starebbero bene anche altri quattro film, dopotutto non si tratta di sequel creati dal nulla dal momento che la storia è già stata scritta.

Inoltre si è parlato molto anche della tecnologia 3D, del rispetto o meno del libro, della sensazione di trovarsi in una favola e degli effetti speciali.

Di cosa potrei parlare per non risultare ripetitivo? Come ho già detto non ho letto il libro de lo Hobbit, però ce l’ho a disposizione e posso leggerne il titolo, e già mi basta per iniziare a parlare.

Cos’è che significa Hobbit? Perché i due maggiori successi di Tolkien vedono due Hobbit come protagonisti? Perchè più di un terzo della compagnia dell’Anello è composta da Hobbit?

Gli Hobbit sono piccole creature simili a bambini agli occhi di un uomo, generalmente amano la compagnia e hanno un buon appetito. Per gran parte della storia della terra di mezzo hanno vissuto nella Contea, e la loro storia, salvo piccole guerre locali, non è stata influenzata dalle influenze dei due Signori Oscuri.

Sul calar della Terza era si sono mostrati al mondo come loro salvatore grazie all’intervento fondamentale di cinque individui che rappresentano i principali tipi di Hobbit.

Questo è in minima parte ciò che gli hobbit sono nell’universo tolkeniano, ma poiché le storie non sono delle semplici cronache di mondi fantastici scritte per far sognare, ma spesso sono più vicine alla realtà di molte altre storie, e ci si rende conto che probabilmente gli Hobbit non sono più soltanto degli esserini simpatici, ma rappresentano una categoria di esseri umani. E probabilmente ogni creatura della Terra di Mezzo è metaforicamente un tipo di essere umano.

Come prima netta divisione Tolkien separa il bene dal male, detta in questo modo sembrerebbe alquanto arcaica come divisione, però si potrebbe far notare che tra le razze ce ne sono alcune che si schierano da entrambi le parti come gli uomini (vedi i corsari e i barbari) e gli stregoni e questo lascia presagire che non esiste una dualità rigida, ma tra il male e il bene posti agli estremi esistono molte realtà che creano le gradazioni centrali e tra i personaggi dell’universo, emblematica è la creatura gollum che seppur incline al male possiede dentro se due personalità nate dal consumo che l’Anello del Potere ha avuto su di lui.

Nel primo libro de Le due Torri, Barbalbero si rende conto di non conoscere la razza degli Hobbit, e rispolvera un’antico canto elfico insegnatogli secoli addietro; Pipino da’ il suo contributo e aggiunge l’ultima strofa:

Impara ora la storia degli Esseri Viventi,

Ricorda che son quattro le libere genti.

Elfi vengono quelli più antichi chiamati,

Nani sono gli scavatori dalle buie dimore,

Ent i vecchi come monti e dalla terra nati,

Uomo infine il mortale, dei cavalli il signore

<< Hobbit i mezzo cresciuti, quelli che vivon nei buchi

A quanto mi è parso di capire, più degli Hobbit Tolkien amava gli Elfi, d’altronde come non essere d’accordo con lui? Questi esseri che potrebbero essere paragonati a dei santi, dei beati, amanti della natura, della purezza e dall’aspetto meraviglioso poiché meravigliosi dentro.

I nani sono anch’essi bassi, ma piccoli perché cocciuti e arroganti e soprattutto avidi e attaccati ai beni della terra; ma al tempo stesso capaci di grande nobiltà d’animo e valore.

Gli Ent, che adoro particolarmente poiché in molti versi simili a me (devo ammettere che adesso che leggo dopo del tempo non ho idea del perché li vedevo così simili)*, sono i pastori degli alberi, un tempo loro stessi degli alberi indottrinati dagli elfi. Creature che non riesco ad associare a una categoria di essere umano,  probabilmente perché rappresenta una categoria invisibile, quella degli uomini che sposano la foresta e difendono la sua libertà.

Gli uomini, la razza più varia e meno stereotipata, che molto spesso mostra il suo dualismo.

I Maia (gli stregoni)* rappresentano i Saggi e i Sapienti. Saruman è il caso del sapere che corrode, Radagast rappresenta la conoscenza che ti estranea dal mondo […].

Orchi, troll, goblin, uruk-hai sono creature dell’ombra, rappresentano la gente malvagia: da quella più stupida alla più astuta.

E gli Hobbit rappresentano la gente piccola, le persone qualunque, le realtà isolate… possono rappresentare i bambini, se i confilitti a cui si fa riferimento sono quelli familiari; possono rappresentare la persona qualunque nel mondo delle persone importanti e così via.

Per Tolkien è la persona qualunque dunque quella che è capace, con il suo intervento, di fare le cose più grandi.

Oltre agli animali c’è una creatura che non può essere inserita in nessuna delle razze conosciute, e tutti i lettori che hanno incontrato il personaggio all’interno delle avventure di Frodo si sono chiesti cosa egli fosse. Personalmente mi sono fatto una certa idea, ma non credo sia giusto esporla, soprattutto se non lo si conosce e si vuole approfondire la questione senza esserne influenzati. Il suo nome? Tom Bombadil!

*modifiche al testo originale

Spero abbiate gradito la cena, io e il mio compagno-servitore Venerdì ci siamo divertiti davvero molto. Tornate a trovarci quando vi pare, noi vi aspetteremo qui, se avete gradito l’argomento restate nei dintorni: prima o poi torneremo a parlarne, magari dopo una pesca abbondante!

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