39. Il futuro non è più quello di una volta

Salve compagni di sventura, come vedete io e il mio fedele servitore Venerdì abbiamo un lavoro da fare e voi calzate a pennello. Vi spiego: stiamo organizzando una grande mangiata di pesce alla brace, e voi naturalmente siete invitati… L’unico problema è che solo noi due non finiremo mai il lavoro, quindi se ci date una mano a intrecciare queste funi per la rete riusciremo sicuramente a finire il lavoro, e magari potremmo approfittarne per fare due chiacchiere.
Dunque hai accettato, bene, puoi cominciare a intrecciare queste qui in questo modo.

Ah, allora sei un esperto! Meglio così: finiremo in un lampo.

Sai, pensavo a quanto detto in un post scritto su Mikiput qualche tempo fa: parlava di Internet…

11 gennaio 2013

Internet, una volta a questa parola associavo un rumore di un oggetto grigio che sembrava volesse sputarmi in faccia mentre contemporaneamente mi mostrava le sue scarse doti di musicista con uno strumento elettronico, questo quando in casa mia comparve il primo modem…

Prima ancora potevo associarlo alle ricerche per la scuola a casa di chi aveva il computer con il collegamento, quel genere di ricerche stupide e sempre poco consone alle capacità di comprensione di un bambino che prendeva il documento e lo stampava troppo eccitato per la sua capacità di dare dei comandi ad una macchina per poter riflettere su come fosse scritto il tema della ricerca in stampa e soprattutto di che cosa parlasse.
Ricerche dove il massimo era passare da Google a Virgilio o viceversa e spulciare tante pagine alla ricerca di qualcosa.
Ciò che caratterizza la mia generazione è la presunzione di esser cresciuti con il computer avendo la possibilità di imparare tutto passo passo nel momento in cui ogni passo si aggiungeva a quello successivo: il Pc si è sviluppato mentre noi crescevamo, e l’essere lodati da una generazione che sarebbe dovuta essere la nostra guida e che ti guardava stranito quando sapevi risolvere una loro semplice difficoltà con Word in poche mosse è una caratteristica comune che secondo me non va sottovalutata quando si affronta uno di quei discorsi da vecchi nei pullman.
L’adulto che venera le possibilità della macchina del secolo che giorno dopo giorno si evolve sempre di più, e  lo stesso adulto che scherzosamente manda messaggi al bambino mostrandogli la sua invidia per le capacità al pc è stato un atteggiamento da parte della generazione adulta nei confronti di quella giovane che mai si era vista nella storia in una maniera simile. Prima di oggi, il giovane poteva essere invidiato per la forza, la resistenza, la spensieratezza, ma si trattava sempre di cose che l’adulto aveva vissuto su se stesso, e non sempre è possibile parlare di invidia per non parlare del fatto che questa caratteristica era accompagnata da una considerazione della gioventù ben differente da quella moderna, sempre nel caso in cui il bambino era considerato.
Molte cose che accadono oggi sembrano scontate, ma culturalmente non si può fare sempre gli ottusi chiudendosi nelle proprie convinzioni e convincersi che ormai niente vada bene.
Sembra essere una legge naturale che in qualunque generazione si nasca, nel vedere quella successiva si provi compassione per quel gregge spaesato che non è cresciuto con gli stessi programmi tv, gli stessi cartoni animati, la stessa musica, bensì con riferimenti osceni, o che ha regali in ogni occasione, viene accontentata sempre, ha sempre più vizi eccetera eccetera eccetera…
Io stesso ho sentito da bambino un nonno di un mio amico considerare questioni simili a quelle descritte sopra con preoccupazione catastrofica, e poi decenni dopo confrontarle con quelle dei nuovi nipoti più giovani (e in questo caso il nipote più anziano era il “buono” della situazione).
Ma come in molti luoghi comuni, la verità non è molto lontana.
Il problema dei luoghi comuni è che danno delle informazioni in maniera assoluta e soprattutto con un pessimismo che non permette analisi sulle cause e non lascia nessuno spazio alle risoluzioni… “Il problema è così, lo è da sempre e non si potrà mai risolvere” può essere alleggerito solo da un “Ai miei tempi…” ma tra le due formule standard non c’è molta differenza.

Riprendendo il discorso iniziale e ricollegandomi a questo sembra venir fuori un tema interessante: il computer ha dato al bambino tante possibilità mai viste prima (e delle possibilità ne parleremo tra poco) e al tempo stesso ha influito su di lui molto negativamente. Probabilmente sotto questo aspetto è stato peggio per il bambino imparare a usare un programma utile come Word o a navigare su internet mentre l’adulto lo adulava, rispetto al passare dal gioco con i giocattoli a quello digitale con l’adulto che considerava frivole quel genere di cose.

Tutta questa situazione sembra esser venuta fuori perché non si è riusciti a raggiungere un equilibrio: una generazione di bambini-ragazzi repressi con genitori severi che se alzavi un mignolo senza permesso ti trovavi recluso in casa senza mangiare è stata sostituita da una generazione arrogante con genitori lascivi e che permettono tutto e che manca poco se non chiedono scusa (forse bisogna aspettare la prossima generazione).
A grandi linee più andiamo nel passato e meno i bambini sono considerati, più ci addentriamo nel futuro più i bambini-ragazzini “non sono più quelli di una volta” con tutte le critiche che seguono questa frase.

Il fatto che questi bambini siano nati e cresciuti con una novità che segna quella che è l’inizio di un’era non va sottovalutato.
All’inizio parlavo della canzoncina del modem, e delle ricerche per la scuola che spesso duravano tanto perché per aspettare che una pagina caricasse si poteva far merenda, , ma è ovvio che oggi Internet non significa più questo, e con internet potrebbe partire un elenco di oggetti legati alla tecnologia.

Dopo questa spiegazioni delle mie tesi mi permetto di esprimere la mia opinione personale sulla questione: la tecnologia ha molte responsabilità sulle caratteristiche di chi è stato bambino al suo nascere fino a chi lo è ancora oggi.
Certamente però non si può fare un discorso simile e parlare male della tecnologia presentando queste argomentazioni e senza considerare tutte le cose positive che la tecnologia ha portato alla società.
Tuttavia devo scagliare un ulteriore lancia a favore di coloro che considerano la tecnologia come un tumore nella storia dell’uomo, e capovolgere la considerazione positiva preferita da tutti per quanto riguarda Internet, ovvero la questione della libera informazione.
Se un tempo, senza internet, c’era la difficoltà di condivisione di pensieri, oggi la situazione è radicalmente opposta con il risultato che se prima un’opinione riguardo un argomento non potevi vederla perché mancava effettivamente, oggi non puoi vederla perché è sommersa da tutte le altre.

E pensare che a suo tempo Hitler ha compiuto grandi cose, terribili certo, ma grandi (cit. Olivander), e il tutto partendo da un bar con delle persone ad ascoltarlo, è facile rendersi conto che con ciò che oggi si ha a disposizione non ci vorrebbe molto a fare cose altrettanto grandi (positive però) riuscendo a organizzare il tutto in maniera immediata. Si può comunicare in tempo reale con quante persone si vuole contemporaneamente e lo si può fare ovunque con un semplice smartphone, si può avere accesso alla cultura in maniera diretta, avere le dritte su un qualunque episodio storico, personaggio famoso, libro eccetera con pochi click; anche per passare al cartaceo il supporto del web è molto utile.
Scommetto che se si potesse tornare indietro nel tempo nell’età moderna, e far conoscere a qualche personaggio famoso le potenzialità della tecnologia, si creerebbe nella mente di questo una visione meravigliosa di questo secolo, una visione fatta di libertà e di democrazia, una visione diametralmente opposta a quella reale.
Personalmente mi sento molto deluso nei confronti della tecnologia, ma poi cado in un circolo vizioso nel quale mi smarrisco, un circolo fatto di domande alle quali si risponde solo con altre domande:
-il problema è il rapporto di quest’Uomo (inteso storicamente) ha con la tecnologia?
-se si, vuol dire che le possibilità che offre la tecnologia sarebbero sfruttate diversamente dall’Uomo di un -altro periodo storico?
-e perché allora si è sviluppata con questo tipo di Uomo? La sua nascita e sviluppo dipende dallo stato evolutivo dell’Uomo?
La mia mente comincia a fare capriole nel tentativo di raggiungere la radice del problema leggendo a ritroso la storia… non posso che dedurre che è tutta colpa del Big Bang!

Annunci

Dì la tua: sarà un piacere discutere con te!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...