66 – Scuola e Tecnologia

cyber bullismo

Tra le onde su cui naviga il giornalismo italiano, capita spesso di trovarsi di fronte a casi di bullismo. Ogni telegiornale che “guardo” quando nel passaggio dalla mia stanza al bagno è accesa la tv, mostra -con una percentuale altissima- l’Oscar Carogna della situazione, posto di fronte alla scuola dove è avvenuto l’ultimo caso… Non avete idea di quanto sia utile e stimolante a far muovere l’intestino! (alla faccia di Alessia Marcuzzi)

Ssi Mario, sono di fronte alla mamma di Pierpiero, il ragazzo vittima dell’atto di bbbullismo trasformatosi in tragedia a causa di una matita che i compagni gli hanno fatto ingoiare. Signora, come si sente dopo la morte del suo fffigliolo? Ci faccia vedere le sue lacrime!

Sinceramente non ho mai sopportato il termine bullo. Mi vengono in mente gli stereotipi dei film americani e le loro nemesi, i nerd occhialuti con tanti libri in mano che puntualmente vengono spinti dai primi (in rigorosa tenuta da football con tanto di cheerleader al loro cospetto).

Quando si diffuse il termine cyber-bullismo le mie sedute sul trono di ceramica non ebbero eguali in fatto di stimolo.

In un eremo di supereroi con i super poteri più disparati, il cyber-bullo risalta come un personaggio con i capelli in Breaking Bad!

Eppure tutto questo ha dietro di sé un aspetto molto serio che va al di là dei nomi e dei casi specifici.

Il progresso tecnologico procede e non si può fermare, non si può sperare che tutto torni indietro, perché è un processo che va avanti da sempre, anche se il nostro Ego ci porta a pensare che sia limitato al nostro tempo.

Proprio per questo non si può definire positivo o negativo, piuttosto disciplinato o indisciplinato.

Dalla lettera che un professore ha spedito a un blog, si evince una scuola invasa da smartphone-dipendenti incapaci di relazionarsi e di interessarsi a nulla, preferendo di gran lunga giocare, chattare e stare-su-facebook (scusate, un altro attacco, torno subito!).

Il quadro viene completato dalle figure dei genitori e degli altri insegnanti che deridono la sua campagna a difesa dell’ultima vittima di soprusi (la ragazza studiosa insultata su whatsapp da tutti i compagni) giustificando in modo obbrobrioso l’incapacità di privare il proprio figlio di un qualcosa che hanno tutti, e l’inutilità di occuparsi di lotte simili.

Credo che questa testimonianza mostri molte cose, ma quella di cui vorrei trattare in particolare oggi è la questione di cui parlavo poco fa: il recente progresso tecnologico è indisciplinato, non ha regole.

Credo che sia verificabile in ogni angolo della strada quanto questi nuovi aggeggi stiano facendo uscir di senno un po’ chiunque, personalmente non credo che sia logico permetterne l’utilizzo ai bambini e ai ragazzini in determinate età.

Tuttavia, discorsi del genere, spesso tendono al moralismo dovuto all’impossibilità di fare qualcosa di pratico. E in effetti è proprio qualcosa di pratico che risulta necessario.

Personalmente credo che uno stato democratico dovrebbe puntare all’educazione dei cittadini partendo dalla loro formazione e facendo da Genitore. Questo perché risulterebbe molto più pratica una riforma (o rivoluzione) che parta dall’ambiente scolastico piuttosto che un’azione qualunque rivolta alla famiglia e all’educazione del figlio.

E alla domanda circa l’importanza di questa ipotetica riforma rispondo con un “assolutamente” poiché entrano in gioco molti fattori su cui l’intero sistema si regge.

Dunque ritengo sia necessario riconoscere la pericolosità del cattivo utilizzo della tecnologia, in particolar caso nei più piccoli, e agire di conseguenza.

Purtroppo non è semplice affrontare la questione, almeno affrontarla per davvero. Reduce di un esame incentrato sulla figura di Machiavelli, tendo a schematizzare, alla sua maniera, costruendo piano su piano un progetto che sembra allontanarsi dalla sua possibilità di essere realizzato (e questa sua impossibilità molto deve alla mia situazione di blogger piuttosto che di professore, piuttosto che politico).

Ma volendo credere che una via per migliorare prima o poi venga percorsa, ritengo che quella via sia rivoluzionaria e che si fondi sul principio fondamentale che dovrebbe essere quello di una democrazia che intenda reggersi su sé stessa: dare opportunità agli elettori di poter discernere nel momento del voto. Di conseguenza il discorso torna alla scuola, che dovrebbe forgiare cittadini, di conseguenza torniamo alla tecnologia, che sfruttata a proprio favore potrebbe fungere da ottimo materiale didattico, di conseguenza giungiamo all’inizio della discussione: il giornalismo, la televisione, i programmi spazzatura, i giochini stupidi, facebook… Devo scappare in bagno!

Mai come in questo caso mi piacerebbe che si creasse una discussione, ma riconosco che potrebbe risultare complesso un giudizio esteso. Per questo vi propongo un sondaggio che richiama il tema del blog, 1984:

Secondo voi quanto fa 2+2?

N.B. Non è una domanda aritmetica, se non conoscete la storia di 1984 (male!) potrei sintetizzare per sommi capi il sondaggio con

4: atteggiamento positivo
5: atteggiamento negativo

[aggiornamento del 14 maggio 2014]

Questo video è una sintesi ideale (oltre che audiovisiva) dell’argomento in questione:

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